Dal 19 al 21 Maggio 2026 tre colleghe Stranaidea dell’Area Adulti, Manuela Rubino, Angelica Sturiale e Elena Randone, hanno partecipato a una formazione Erasmus+ a Nantes, ospiti dell’Associazione Saint Benoit Labre dove hanno potuto conoscere il programma Convergence France.

Ecco un resoconto dettagliato delle nostre inviate su tutto ciò che hanno scoperto durante la loro missione speciale. 

Inclusione, lavoro e autonomia: modelli innovativi dal versante francese.

Le esperienze osservate a Nantes mostrano come sia possibile costruire sistemi efficaci di inclusione sociale e lavorativa, rivolte a persone in situazione di emergenza abitativa, capaci di integrare attività produttive, accoglienza abitativa e accompagnamento all’autonomia.

Il cuore del metodo è l’inserimento lavorativo progressivo e personalizzato, rappresentato da percorsi strutturati come Premières Heures e Convergence, che offrono contratti regolari e graduali basati sul salario minimo, adattati alle condizioni delle persone. 

L’inserimento è sempre accompagnato da un supporto sociale ed educativo, che prosegue anche dopo l’accesso a un’occupazione stabile, favorendo una reale continuità del percorso di autonomia.  

Le realtà osservate dimostrano come il lavoro possa essere uno strumento concreto di inclusione e in che modo le attività produttive possano generare un impatto sociale.

Vengono preferite attività che permettono di sviluppare competenze, generare reddito e rafforzare il legame con la comunità, sempre con un occhio di riguardo anche per gli aspetti ambientali, quali:

  • attività di economia circolare: recupero di fiori invenduti e creazione di nuovi prodotti;
  • progetti di artigianato sociale: produzione di arredi in legno per spazi pubblici;
  • attività di ristorazione inclusiva: catering ed eventi come occasione di formazione e lavoro;
  • progetti di agricoltura sociale: coltivazione biologica e distribuzione dei prodotti tramite panieri solidali.

Particolarmente interessante è proprio il progetto agricolo, dove agricoltura e comunità si intrecciano in un modello integrato, il Jardins de Cocagne, il quale unisce produzione agricola, inclusione e sviluppo locale.

Il lavoro nei campi diventa un mezzo per costruire autonomia, fiducia e partecipazione sociale. La distribuzione tramite panieri settimanali crea inoltre una relazione diretta tra cittadini e progetti sociali, rafforzando la fiducia reciproca e l’economia solidale territoriale.  

Un elemento distintivo del modello francese è poi l’integrazione tra lavoro e accoglienza.

Abbiamo avuto l’opportunità di visitare strutture di diverso tipo, quali dormitori e alloggi diffusi, centri diurni e servizi di supporto, luoghi di inserimento lavorativo. All’interno di ogni realtà sono presenti figure professionali dedicate che supportano le persone nello sviluppo delle competenze necessarie per una vita autonoma.  

Il percorso è monitorato nel tempo e si conclude solo quando la persona beneficiaria ritiene di aver raggiunto una reale autonomia. 

Durante la formazione, poi, siamo riuscite a raccogliere diversi altri dettagli.

Abbiamo appreso che il percorso di reinserimento abitativo e sociale delle persone all’interno dei vari progetti viene avviato dalla Prefettura, attraverso una segnalazione e un inserimento in una banca dati condivisa tra servizi sociali e di accoglienza abitativa. Gli stessi operatori definiscono il fenomeno dell’homelessness un problema di pubblica sicurezza per la cui risoluzione è necessaria la collaborazione di tutte le realtà.  

L’imprenditoria territoriale è direttamente coinvolta, grazie a delle figure commerciali dedicate all’interno delle associazioni aderenti al programma, nella vendita dei servizi e dei prodotti derivanti dagli inserimenti lavorativi. Le aziende profit e gli organismi statali pubblicizzano, in maniera importante, le collaborazioni attive con i programmi. 

Inoltre, gli osservatori europei hanno rilevato un aumento importante, nel fenomeno homelessness, di giovani under 25, i quali spesso arrivano da percorsi migratori, e di situazioni legate a problematiche di salute mentale. 

Il dato più importante che abbiamo raccolto, grazie a questa esperienza sul campo, è che un approccio al welfare basato su continuità, integrazione e valorizzazione, può essere davvero innovativo.

L’unione tra i percorsi di occupazione regolare, l’accompagnamento socio-educativo e l’accoglienza abitativa dimostra che l’inclusione, in presenza di programmi strutturali, stabili e adattabili alle necessità delle persone stesse, può diventare un processo concreto e sostenibile, capace di generare autonomia, dignità e partecipazione nella comunità. 

Angelica Sturiale, Elena Randone, Manuela Rubino – settore Adulti

Progetto realizzato e finanziato grazie ai fondi dell’Unione Europea.

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