Ultima settimana di giugno, 7 dei nostri eroi sono partiti da Stranaidea e sono volati a Lisbona per una formazione/avventura intitolata ”Mediation and Intercultural Dialogue Course”; un’iniziativa del programma Erasmus+ dedicata all’acquisizione di strumenti utili per una mediazione interculturale efficace, in cui sono stati coinvolti partecipanti da Italia, Spagna e Grecia.
Ma perché andare fino a Lisbona? Non si poteva fare a Torino? Magari da casa, ognuno per conto suo?
Sicuramente sarebbe stato più semplice.
Ma a volte bisogna spostarsi un po’ per capire meglio certe cose.

Alla fine, la metafora è sempre la stessa: siamo come pezzi di un puzzle, tessere di un mosaico, carte di un mazzo, mattonelle decorate che insieme creano un bellissimo disegno.
Siamo tutti parte di qualcosa di più grande di noi.
La solita storia insomma.
Sì, questo ormai lo sappiamo tutti, bene o male.
Però a volte devi prendere mille aerei, stare lontano da casa una settimana, dormire con chi conosci solo di vista, perderti nei vicoli in festa di una città piena di volti diversi, e solo così riprendi a guardare le persone con occhi diversi. Occhiali diversi.
Lenti particolari che ti permettono di vedere cose mai viste.


Ci sono le persone che sono partite con te, che pensi ti somiglino, che abbiano i tuoi stessi colori, che siano sagomati con le stesse forme; ma se ti avvicini un attimo ti rendi conto delle sfaccettature, di come riflettano la luce in modo diverso, talvolta quasi divino, delle decorazioni incise sulla loro pelle, i segni del tempo e quelli lasciati dal vento, dal fuoco e dalla terra, di quella piccola imperfezione che per te le rende magnifiche.
Ci sono le persone che hai trovato sulla riva dell’Atlantico, crocevia di mille popoli nel tempo e nello spazio, che pensavi non ti somigliassero per niente e invece forse non è proprio così. Persone attratte qui da posti lontani, i più lontani che ti vengono in mente, ma ormai appartengono ai vicoli di Moraria, alle strade di Lisbona. Hanno ornamenti completamente diversi dai tuoi, colori che i tuoi fotorecettori non pensavano esistessero, lingue con parole diverse ma che se ascolti bene ti ricordano qualcosa, un albero di infinite foglie, con le stesse radici, etimologiche, biologiche.
E cosa ne facciamo di queste similitudini e soprattutto di queste differenze? Come le mettiamo in relazione?


Non si tratta solo di non essere giudicanti verso chi non ci somiglia, accettarlo passivamente, quello è “facile”.
La parte difficile è un’altra.
Si tratta di mediare, di “stare nel mezzo”, essere il collante che unisce due tessere che sembrano incompatibili.
Spostarsi un attimo, guardare da un altro punto di vista, mescolare le carte che hai in mano per capire quale sia la strategia adatta, la carta giusta, il tuo asso nella manica, capire qual è momento giusto per sorridere o per imparare a fare gli origami.
Ecco, forse così possiamo capire meglio come funzionano questi azulejos colorati, anche quelli che non vogliono stare vicini, soprattutto quelli che non vogliono stare vicini.
Siamo persone e mediatori, Azulejos e Azulejeros, un ponte tra due rive solo apparentemente lontane, siamo chi il ponte lo attraversa rischiando di bruciarsi al sole perché vuole sapere assolutamente cosa c’è di bello dall’altra parte.


Forse il nostro lavoro è proprio questo, non solo come mediatori ma come membri di Stranaidea, della città, della società tutta.
Trovare il bello ovunque e in chiunque, perché se cerchi bene lo trovi eh, e farlo vedere a chi ti sta a fianco, a chi ti sta lontano, mostrare a tutti la meraviglia che può nascere dall’incontrarsi, dallo stare insieme, un secondo, un’ora, tutta la vita.
Sicuramente così nascerà un bellissimo Azulejo.
Forse, il più bello.
Luca Cominu – operatore di Cittadinanza Attiva


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