Le correnti del nord hanno riportato a noi un vecchio diario di viaggio di un collega e due colleghe partiti da Stranaidea per esplorare terre che credevamo inospitali. Ciò che hanno scoperto e appreso laggiù ci ha portato a ricrederci.

Fabio, Marta e Beatrice lavorano in Mr. Grab, il centro accoglienza migranti che Stranaidea gestisce insieme alla cooperativa sociale Dalla Stessa Parte. Di seguito, riportiamo quanto rinvenuto sul loro diario di bordo riguardo alla formazione che hanno svolto in Islanda nell’aprile 2026, grazie al programma Erasmus+.

Dagbók

Sabato 11 Aprile 2026
A Malpensa la primavera sembra arrivata, il nostro pesante abbigliamento invernale ci contraddistingue tra i vacanzieri pronti per i primi assaggi di vacanza tropicale. Il volo per Reykjavik è in orario e finalmente incontriamo persone vestite con maglioni, giacche e scarponi.

A Reykjavik la primavera è caratterizzata da venti gelidi e una leggera pioggia. Il Loft Hi Hostel è caloroso e accogliente. Notiamo un ambiente giovane ed europeo, e una splendida terrazza che ci permetterà di osservare il primo tramonto islandese della nostra vita.

 

Il nostro primo tramonto islandese dalla terrazza del Loft Hi Eco Hostel

La città è altrettanto colorata e accogliente, e approfittiamo del pomeriggio libero per esplorare Rainbow Street e cercare un posto dove assaggiare una delle specialità locali.
La scelta ricade sulla “súpa í brauði”, una zuppa di pesce, pomodoro o agnello servita all’interno di una pagnotta scavata.

Una súpa í brauði e Rainbow Street

Domenica 12 Aprile

Reykjavík é fredda e ventosa, ma noi siamo attrezzati. Maglie termiche, scarponcini idrorepellenti e scaldacollo giganteschi ci proteggono fino in riva al mare dello stretto di Danimarca. Qui riusciamo a raggiungere il Sòlfar (“nave del sole”), elegante scultura d’acciaio che ricorda una imbarcazione vichinga rendendo omaggio alla tradizione marinara islandese.

Sòlfar

Visitiamo anche Hallgrimskirkja, la struttura architettonica più alta d’Islanda. Al suo interno è presente un imponente organo a canne dal peso stimato di 25 tonnellate. Di fronte alla chiesa ammiriamo la statua dedicata a Leif Erickson, esploratore norreno ritenuto il primo europeo a sbarcare in Nord America.

Hallgrimskirkja e Leif Erickson

Ci mettiamo alla ricerca di un pranzo veloce, e optiamo per un hot dog locale nel chiosco più antico d’Islanda. Fondato nel 1937, fu reso noto dall’hot dog “Clinton”, creato nel 2004, quando Bill Clinton ne ordinò uno con “sola maionese”.

Non disponendo di immagini di Bill Clinton che mangia hotdogs, ne mettiamo una di Marta che abbraccia un orso. O viceversa.

Nel pomeriggio ci rechiamo a “Grandi Matholl” dove incontriamo il gruppo Erasmus ICI intercultural Iceland.

Dopo una presentazione delle due organizzatrici del corso, Gudrun e Cherry, entriamo nel vivo della formazione.

Gli obiettivi del corso sono riflettere sugli aspetti positivi della migrazione e della diversità, sensibilizzare sugli stereotipi e acquisire consapevolezza delle manifestazioni inconsapevoli di razzismo e discriminazione.

Ci vengono proposte due attività interattive di gruppo volte a creare un ambiente di fiducia e conoscenza reciproca.

Bingo!
Ci presentano una scheda con una serie di domande da fare a ogni partecipante. Alcune richieste sono particolarmente semplici (ti piace il calcio?; sei bravo a cucinare?), altre mettono in difficoltà alcuni partecipanti (sei femminista?; ti piacerebbe vivere in Islanda?; hai buone capacità organizzative?). Scopriamo di avere diverse cose in comune, ad esempio che, sebbene siamo in 25, nessuno di noi ha mai corso una maratona.

Carosello
Il gruppo viene diviso a metà, un cerchio interno ed uno esterno, con i partecipanti rivolti uno verso l’altro. La conduttrice del gioco annuncia un argomento, una domanda semplice, e ogni coppia di partecipanti deve trovare una risposta comune. Le ultime tre risposte devono essere rappresentate attraverso la comunicazione non verbale.

Abbiamo notato come alcune cose, ad esempio i giochi di infanzia, le differenze generazionali e le attività ricreative preferite, siano comuni ad ogni latitudine.

Lunedì 13 Aprile
La seconda giornata di corso inizia con una attività chiamata “The Spotlight”: il conduttore del gioco elenca delle esperienze di vita, e i partecipanti che hanno vissuto l’esperienza citata devono fare un passo avanti. In caso contrario, devono fare un passo indietro. Questo gioco ci ha portato a confermare quanto le esperienze vissute possano accomunare persone di provenienza diversa.

Successivamente, abbiamo condiviso alcune riflessioni sulla differenza tra “educazione migrante”, “educazione multiculturale” e “educazione interculturale” e sulla differenza tra “tolleranza” e “valorizzazione”.

È stato approfondito il concetto di cultura partendo dalla descrizione comune dell’argomento e arrivando alla consapevolezza di quanto questa descrizione sia riduttiva e fuorviante.

La cultura è composta da numerosi elementi (letteratura, storia, musica, religione, tradizioni…) che non sono sufficienti per descriverla. Essa infatti è dinamica, supera i limiti dei confini geografici, e presenta differenze che afferiscono alla sfera individuale.

L’esempio più immediato è stato quello di una classe scolastica composta da bambini dello stesso paese, ma differenti in termini di educazione e status sociale.

L’attenzione si è focalizzata sull’ importanza di discutere il concetto di “cultura”, riflettendo sulle semplificazioni che usano presunti “elementi culturali” per fomentare pregiudizi e giustificare le discriminazioni. Discutere di cultura significa sostituire il “noi” con l’”io”’ ed evitare gruppi di potere volti a dominare con il “noi” altri gruppi definiti con il “loro”.

Il secondo concetto analizzato è stato quello del rispetto.

Divisi in sottogruppi, abbiamo elencato quali fossero i comportamenti considerati “irrispettosi” e successivamente, schematizzato in una forma “a diamante” quelli consideranti “rispettosi”. Fatta salva una generale condivisione di valori, sono emerse forme e percezioni differenti sull’importanza di alcuni comportamenti rispetto ad altri.

Nel pomeriggio, con la scusa che il freddo consuma calorie, ci siamo assicurati di avere un posto in cui mangiare. Messa al sicuro questa esigenza primaria, ci siamo avventurati in una camminata lungo le coste occidentali Islandesi, raggiungendo una piccola fonte termale e il “Grotta Lighthouse”, punto panoramico da cui, ci dicono, di notte è possibile vedere l’aurora boreale. Proveremo domani, oggi non abbiamo l’abbigliamento necessario a sopportare le gelide notti nordiche. Questo freddo non appartiene alla nostra cultura.

Per oggi.

Martedì 14 Aprile
Sveglia con un cielo limpido e un bellissimo sole. Gudrum e Cherry ci accolgono con caffè caldo e biscotti.

Il tema di oggi ruota intorno alla definizione degli scopi principali dell’educazione interculturale e alle competenze necessarie per vivere in una società interculturale. Approfondiamo i concetti di capacità comunicative, tolleranza, rispetto, creatività, motivazione, empatia.

La prima attività si chiama “The Roles”: veniamo divisi in gruppi, ognuno composto da 5 membri con ruoli differenti: un facilitatore che si assicura che tutti i membri del gruppo capiscano il compito assegnato, partecipino e abbiano chiaro il loro ruolo, un reporter che si occupa di annotare il lavoro del gruppo e riportarlo nella presentazione finale, un manager che si occupa di raccogliere e organizzare il materiale necessario per lo svolgimento del compito, un planner che si occupa di organizzare rispettare i tempi di svolgimento delle attività e un armonizzatore che si occupa di incoraggiare e facilitare la partecipazione di tutti e l’aiuto reciproco.

Ogni gruppo ha 45 minuti per completare diversi compiti: creare una campagna di informazione contro la discriminazione, individuare forme di lotta al razzismo all’interno dell’arte, mettere in scena delle proposte di recitazione sul tema del pregiudizio, creare un documento informativo per l’individuazione di risorse utili per le persone immigrate.

Nel pomeriggio, abbiamo approfondito i benefici dell’apprendimento cooperativo facendo riferimento all’attività svolta al mattino: abbiamo compreso che cooperare è sempre un lavoro di gruppo ma lavorare in gruppo non sempre significa cooperare.

Abbiamo quindi affrontato l’approccio cooperativo e le sue tecniche, descrivendole sulla base dell’utenza che intendiamo coinvolgere (bambini, adolescenti, adulti) e declinandole attorno al tema del pregiudizio e del razzismo.

Durante tutta la giornata abbiamo avuto un ospite, che si aggirava tra i tavoli accertandosi che ognuno rispettasse il proprio ruolo. O, più probabilmente, che qualcuno avesse un biscotto nello zaino.

Carlos

Mercoledì 15 Aprile
Stundum er ekki nóg að tala til að eiga samskipti. Tungumál er ekki bara orð, heldur flókið kerfi hljóða, hreyfinga og augnaráða. Að eiga samskipti þýðir að gera sig skiljanlegan og vekja áhuga.

Non ci avete capito nulla eh?

Succede, soprattutto quando ti parlano in islandese stretto, che suona più o meno come una serie di consonanti e suoni aspirati dal naso.

All’inizio del quarto giorno di corso, Gudrun distribuisce a tutti i partecipanti dei fogli da compilare. Apparentemente sembrano dei normali moduli di inserimento dati anagrafici come nome, cognome, data di nascita. Peccato che siano scritti in islandese. Gudrun sembra un po’ seccata, ci invita a fare in fretta con ampi gesti della mano. Sembra dire “dai, forza, non ci vuole molto tempo”. Il fatto è che lo dice in islandese. Lentamente, usando esempi e il linguaggio del corpo, Gudrun riesce a sciogliere le perplessità e superare il senso di smarrimento, e a farci intuire come compilare il modulo correttamente, pur continuando a parlare in islandese.

Questo esperimento, chiamato “Compila il modulo!”, ci ha aiutati a sperimentare le difficoltà e il senso di frustrazione che possono provare le persone di origine straniera quando si trovano a dover svolgere dei compiti apparentemente semplici; e come una comunicazione adeguata, basata sull’empatia e sulla pazienza, possa aiutare le persone a superare queste difficoltà.

Successivamente abbiamo approfondito i concetti di “pregiudizio” e “stereotipo”, analizzandone le forme presenti nel mondo del giornalismo e le varie iniziative di contrasto previste nella legislazione dei principali paesi europei.

Oggi il nostro programma prevede mezza giornata libera. Alle 12:30 noleggiamo un’auto e imbocchiamo il “Golden Circle”, il percorso turistico più famoso d’Islanda. Il resto della giornata ci lascia letteralmente senza parole.

Le cascate Selfoss e il geyser Strokkur

Giovedì 16 Aprile
Ogni partecipante ha in mano un biglietto con la descrizione del personaggio che dovrà interpretare. Gudrun rivolge a tutti le stesse domande, in caso di risposta affermativa il partecipante è tenuto a fare un passo in avanti.

I personaggi da interpretare hanno caratteristiche differenti (ad esempio: un ragazzo di 19, figlio di un allevatore, che vive in un piccolo paese di provincia in Italia) e le domande contengono tutte la parola “facilmente” (“puoi facilmente trovare lavoro?”, “puoi facilmente ottenere la patente di guida?”…).

Dopo dieci domande, il 19enne italiano si trova in mezzo alla stanza: alcuni hanno fatto più strada di lui mentre al fondo della stanza altri (un 60enne senza dimora in Polonia, una persona con disabilità figlia di disoccupati…) non sono mai partiti.

Abbiamo notato la differenza tra “possibile” (in teoria tutto) e “facile” (per alcune persone nulla).

La seconda attività richiedeva di mettere in scena delle rappresentazioni di episodi di pregiudizio e razzismo vissuti nella quotidianità. Divisi in gruppo e lasciati un po’ di tempo a ragionarci su, è successo di tutto: poliziotti che arrestavano persone innocenti solo perchè di origine africana, clienti razzisti in coda alla cassa del supermercato, dipendenti pubblici carichi di pregiudizi nei confronti dei meno abbienti, controllori del treno sprezzanti e prevenuti verso gli stranieri. Inutile dire che ci siamo divertiti molto a realizzarlo, ci sono stati momenti di vera comicità. Quando ci siamo ricomposti e abbiamo discusso collettivamente su quanto realizzato, abbiamo riso molto meno: alcuni di noi avevano subìto esperienze simili in prima persona, altre (quasi tutte) vi avevano assistito passivamente.

Abbiamo preso coscienza della necessità di agire.

Venerdì 17 Aprile
Anche l’ultimo giorno di corso ci ha visti protagonisti di attività di gruppo. Le barriere linguistiche e le timidezze iniziali non le ricorda più nessuno.

MIX & MATCH!
A ogni partecipante viene consegnato un cartoncino che riporta alcune informazioni riguardanti argomenti diversi: il diritto dell’immigrazione, i dati nazionali sugli episodi di razzismo. Ognuno deve rivolgersi a un compagno e porre una domanda inerente le nozioni appena apprese sul proprio cartoncino, e ricevere dal compagno una domanda in cambio.

Scambiare informazioni dirette, in gruppo o a coppie, ne facilita la memorizzazione e la comprensione.

Dopo la pausa pranzo (e senza nulla togliere all’apprezzatissimo pesce-lupo islandese, ci ritroviamo tutti in coda alla “Pizzeria Napoli”) arriva il momento in cui, divisi in gruppi, dobbiamo progettare un laboratorio formativo sugli argomenti trattati durante la settimana. Non è stato semplice, ma alla fine tutti hanno avuto delle idee, hanno ridiscusso i contenuti applicandoli al proprio ambito lavorativo e hanno portato a casa qualche novità da introdurre nella propria quotidianità professionale.

Di sicuro, distribuire dei moduli da compilare in lingua Wolof o Hausa e pretendere che l’equipe di lavoro MrGrab li compili in fretta sarà divertente, e ci aiuterà a capire meglio quanto sia difficile arrivare in un paese straniero e dover far affidamento su persone che non parlano e non capiscono la tua lingua.

Ci servirà sicuramente a tenere in mente che le differenze non si possono cancellare, ma attraverso la riflessione, la pazienza e l’empatia si possono superare.

Cavalli islandesi che se ne fregano di essere di colori diversi

Domani ci sono voli prenotati per la Germania, l’Italia, la Polonia e la Spagna, ma non c’è alcuna voglia di salutarsi.

Ceniamo tutti insieme a degustare prelibatezze locali e poi serata al pub con spassosa musica di una band islandese dotata di improponibili parrucche che rendono i nostri “arrivederci” meno malinconici.

La formatrice Gudrun, l’unica cosa che non ha nemmeno provato a insegnarci è la pronuncia esatta del tuo nome.

Sabato 18 Aprile
Due souvenir a famiglie, amici e colleghi li vogliamo portare? Due magneti da frigorifero, una saponetta vulcanica, qualcosa in lana Álafosslopi, un peluche a forma di Puffin. Fa anche caldo oggi, com’è possibile? Dai forza, finiamo sto fish & chips (ma sono le 10:30!) che l’aereo non ci aspetta. Iniziamo piuttosto a ragionare su cosa ci portiamo a casa da questa esperienza, a cosa possiamo diffondere a partire da lunedì.

Abbiamo parlato a lungo di privilegi, ne abbiamo appena ricevuto uno enorme, in questa terra che sulle mappe sembrava distante e gelida, e invece adesso sembra quasi casa.

Fabio Codias, Marta Bernardi e Beatrice Moramarco – dall’equipe di Mr. Grab

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